Assunta Improta
Nuclei
Il punto di partenza di Assunta Improta è la Sfera, ciò che lei interpreta come Nucleo, punctum, articolo di perfezione, cuore pulsante dell’origine, fuoco vitale, magma incandescente che occupa, allo stato, ancora il centro della Terra, come riassunto di un vortice ben più complesso che presiede alla nascita stessa delle galassie, dei mondi al plurale, dell’infinito. Un Big Bang lontano dal suo esaurimento, come se la struttura dinamica del farsi, a livello universale, fosse in perenne virtù di concepimento.
Assunta ripercorre il back-stage della scomposizione della materia, la vivisezione cellulare, atomica, dell’essere, ribaltando le tesi che presiedono l’esame al microscopio che pare non avere mai fine, quello di ricercare l’unum ineffabile che pare sempre sfuggirci. La capziosità con cui la scienza divide l’indivisibile deve il suo scopo all’individuazione del perché della sostanza, ignorando che questa è avulsa dai concetti di ripartizione, deleteri per qualsiasi indagine. Assunta rappresenta invece il nucleo nella sua intoccabilità, redige la sfera in forma pulsante, radiante, come il sole, ma bada bene a non toccarne il bilanciamento di completezza, come se questa fosse affidata alla perfetta concorrenza delle forze e componenti apparentemente estranei fra di loro. Nelle visualizzazioni della cellula madre arriva sempre più in profondità mantenendo la distanza di rispetto, creando quindi l’opportuna implicazione con l’aspetto vergine della sostanza, acuendo per contro il pensiero dell’osservatore, favorendo l’allargamento dei confini della sua stessa introspezione. Il pregio di tutto ciò sta nel suo essere donna, nel valutare quindi ogni correlazione fisica, sensoriale, percettiva dal punto di vista del rispetto cosmico e della coscienza di essere portatrice, figura tramandante del mistero, cosa che all’uomo sovente sfugge, deviandolo verso la giustificazione spicciola e scientifica della minima parte del mistero, quella che emerge.
Difatti in Assunta il concetto di Sfera finisce per incastonarsi giocoforza in quello di Corpo, femminile nella fattispecie in quanto solo quest’ultimo riesce a distrarre la limitatezza fisica, il perché della morte, diluendo i significati in un misto di passione e speranza, obbiettività e metafisico, palpabilità e inessenza, secondo un concetto post-moderno di Eros, ovvero la pulsione di base che si fa portavoce di più alti intendimenti senza vanificarne la portata ineludibile di immanenza che finisce per essere sempre e comunque ultraterrena. Il corpo della donna già in sé suscita le reazioni più eccitanti di distacco dal territorio, e territorialità, mantenendo inalterata la sensazione di attraversamento ed elevazione. In più Assunta rende possibile il contrario, la rivalutazione dell’assoluto con il ritorno iconografico al veicolo, quindi al desiderio.
Ciò traspare anche dai volti che a contatto con la sfera smentiscono i loro contorni umani, si sfrangiano nella giusta ipervalutazione del pensiero, il mistero, ma conservano nello sguardo vigile il culto della donna intesa come passaggio, risoluzione, appagamento dell’infinito finito.
© FemminArt – EnPleinAir – 06/11/11
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