Marie-Luce Tardu
Distanza in stanza
Libera nei territori, dall’astratto alla linea angolare, già evocatrici della plasticità del segno, anche nel materico, risultato di una metabolizzazione continua dei significati instabili, interiori, ciò che cattura maggiormente in Marie-Luce Tardu è l’incasellamento, la reiterazione di un codice proprietario che si fa simbolo e insieme sua diluizione, liberazione della codifica dalla sua infrastruttura per assurgere a semplice concatenazione, in un assetto di carattere infantile, mediato non di meno dalla capacità dell’adulto sano a sapersi distaccare dallo schema.
Quando è subìto lo schema soffre la confusione delle forme in un rimescolamento a volte sciatto delle componenti, cromatiche o logiche, per ripulsa, irretimento o annichilimento, e ciò è tipico di un certo astratto, magmatico, nervoso, il quale, proprio in forza della malìa degli strati sovrapposti, induce ad una instabilità ancora maggiore del flatus iniziale. Marie-Luce non si esime dalle pulsioni di genere, ma trova sempre, anche all’interno di una sola opera, l’escape mentale che addolcisce la contraddizione e la rende congrua con la pace di cui ogni artista deve nutrirsi anche e soprattutto quando è in guerra, o semplicemente glie ne viene affidata l’ambascia.
Il suggerimento del codice, tipico dei moduli ripetuti, una sorta di puntinismo dei significati reduci, emula il linguaggio della follia, nella ripetizione cadenzata e nella proposta di una interpretazione ex-novo che intimorisce e innervosisce l’ordine costituito, in modo particolare perché l’ex-novo si rinnova a sua volta ad ogni istante, negando il tempo dell’acquisizione, essenziale per i deboli della ragione. Viceversa Marie-Luce amplia gli spazi, annulla il limite gutemberg, il quadrato cui è perennemente soggetta l’opera, a favore di un prima e dopo che riguarda solo la nostra immaginazione e libera ebbrezza nella decriptazione, tallone d’achille di ogni criptazione, origine della tautologia, nell’arte come nella vita. L’uomo sembra essersi dato dei codici allo scopo di decifrarli, scoprirne sempre il nesso, come in una sfida, testimoniando in tal modo d’essere succube, dipendente dalla codifica, dal partitismo, perché in difetto degli scopi finali, universali, panici, quale appunto la vita stessa che, nella sua semplicità, non abbisogna assolutamente di alcun codice. Questo è uno dei temi portanti di Alfabetomorso Project.
Marie-Luce addestra il colore in modo da ridurre la reiterazione e la codifica a semplici artifizi visivi e meditativi, acquiescenti, dando la stura, ad esempio, alla bellezza del similes cum similibus, principio di associazionismo universale, contrapposto all’individualismo presente, oltre che nella nostra società, nell’espressione artistica di chi usa la grafica come elemento separatore dei segni anziché di unione.
La Grafica. E’ la cartina al tornasole dell’esattezza delle interpretazioni di cui l’Arte è portatrice. La Grafica non è soltanto stilizzazione, o avvincente deriva architettonica, in minima parte, ma il legame di fondo che armonizza le forme, il corpo per un cibo, o per un vino, un assetto generale che lascia deporre l’opera in un suo ideale contenitore, negativo, ovvero dai contorni perfettamente aderenti al segno ospitato. E’ ciò che viene definito spesso come un saggio compromesso fra estetica e funzionalità, lemma della stessa parola Grafica.
Marie-Luce è Grafica nelle sue composizioni, sia che si tratti di disegni, di sembianze umane, di guache o concettuale materico, sia nei suoi treni di illusioni che marciano spediti con un occhio alla testa e uno alla coda, perché nessuno si perda e si resti tutti uniti nell’identità molteplice, variegata e ciascuna dignitosamente unica.
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