FemminArt Review

Arte e Femminilità

Margherita Levo Rosenberg

Dal segreto del cono d’ombra (o della catastrofe di Fukushima)

Il disastro risiede nella specularità dell’individuo rispetto al sè. La mutazione delle forme dipende dal contrasto che si crea fra gli opposti, quando questi non diventano opposizioni. Il registro delle mutazioni non è altro che lo stridere, lo sfrigolare, l’assestamento. Il libero arbitrio dell’individuo è un assistere, a ciò che apparentemente egli stesso ha provocato.

La catastrofe

Si crea, si genera, nel momento in cui l’individuo non resiste alla tentazione di inserirsi nel movimento autonomo della costruzione o decostruzione del cosmo. L’energia che l’uomo ricava dalla terra è un semplice richiamo, una emanazione magnetica di uno svio inopportuno. Viceversa l’uomo si sarebbe dovuto sostentare con la forza del suo solo stare, come fa un cervo quando la landa è completamente ricoperta di neve. E’ chiaro quindi che il cosiddetto granello di polvere che inceppa il meccanismo è, il meccanismo, che scorre come il fiume gelato sotto la spessa coltre di ghiaccio.

“Dal segreto del cono d’ombra” di Margherita Levo Rosenberg è una evocazione del mistero della catastrofe. Nel suo vortice si assiste alla decomposizione della galassia che ha preceduto il suo big bang. E’ l’anello infinito della catena infinita, che ribolle nel magma come ancestrale tendenza a creare spazio nello spazio. Non è un ordine di pensiero, né tanto meno un tentativo di creare la domanda per una risposta che non può esistere. Ogni assoluzione dell’operato dell’uomo allo sbando, ogni scientifica discolpa, arde nel cono d’ombra come il pianto disperato di chi aveva in mano la soluzione e l’ha lasciata semplicemente scadere. Quando l’essere umano ha scoperto che poteva infrangere la sua stessa vita e quella altrui, la vera mela nell’Eden, ha decretato la sua e altrui fine prima che potesse solo pensare all’architettura del porla in atto.

Il cono d’ombra è un occhio che ci guarda, ci limita, ci demargina in funzione solo della consequenzialità, archivia, derubrica ciò che chiede la sua prova d’appello. L’uomo si è dato, nella legislazione, tre gradi di giudizio, che molto spesso ribaltano completamente le prove iniziali, perché queste nel frattempo, stridono, sfrigolano, si assestano nello sciame sismico residuo di ciò che è avvenuto una volta e per sempre. La sentenza passa in giudicato, e la colpa si diluisce nella sua incompiuta vacuità. Perché la colpa è una ipocrisia sociale, un palliativo di resistenza, al dis-ordine naturale che non si è saputo interpretare.

Il cono d’ombra è il mistero che aleggia sulla Verità, sulla sua trasparenza, che si estingue nell’affanno delle prove dell’esistenza di Dio, una ridda di tesi e antitesi che crea confusione nel momento in cui passa la risultanza, nell’oblio, e provvede alla sequenza di ciò che, per inerzia dialettica, non viene preconizzato, intuito, paventato.

E così il cono d’ombra si fa sole della certezza disacquisita e non ci resta che porre rimedio a qualcosa che deve ancora accadere. La Cosmogonia, come la teoria del Caos, non è la deduzione di regole sconosciute, ma l’attuazione del presente che ci vive addosso, esattamente come la catastrofe.

Un feto. Il segreto del cono d’ombra sta esattamente nel momento del concepimento, nella sua liberazione, nell’astrarsi dal compiuto e vigere solennemente all’altro da sé.

Intierezza dell’esistere.

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13 Gennaio 2012 - Scritto da femminart.it | Schede | | Nessun commento

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