Mariella Soldo
La donna e il non luogo
Mariella Soldo parte dalla essenza della donna per sancirne la disubicazione, il confine spurio, la defrangenza di limite, segni che è in sua completa appartenenza, quel brivido che taluni definiscono assoluto, per utilità, e che invece si giova della sua continua ridefinizione. Un continuo assestamento di tendenza, esclusivo della donna, che porta Mariella a definire un “non luogo” il punto d’incontro delle dilaniazioni sociali oltre che di genere. Difatti la sua non è l’ennesima crociata, sacrosanta, delle rivendicazioni di categoria, ma la rivelazione di una sensibilità nel leggere le cose di tutti, maschi e femmine, che finisce a ritroso, quindi in modo critico, per specificarne il sesso. “La donna è il non luogo, lo spazio senza forma, il corpo e l’anima senza promesse. Una linea che si spezza, un cerchio inafferrabile. La donna è il confine, la libertà, il pensiero. Un frammento, il mare. Il sorriso, il silenzio, l’amore senza nome”.
Dell’inafferrabilità dell’essenza della donna è stato cantato da molte, anche icone in empireo, fuori sospetto, ma spesso si trattava di una autosospensione dal giudizio di merito della parzialità maschile, poi neanche tanto tesa ad afferrare quanto ad esecrare, con violenza ottusa. Mariella non mostra smanie di revanchismo, verso genere alcuno, semplicemente riconduce l’inafferrabilità a linguaggio sensoriale, codice di disappartenenza, rinuncia all’esclusività come unico artificio di sopravvivenza. “Nessun filo umano reggerà quest’impossibile sospensione. Amare nell’invisibile, in un silenzio tattile e fugace. Solo gli occhi vibrano, in questo freddo invernale, tra visi sconosciuti. Il mondo è per nessuno”. La donna è fuggevole, inafferrabile per chi tende a impossessarsi del suo mistero, è perfettamente chiara e leggibile per chi ne sa accogliere le indicazioni, che sono quelle di una fuga dalla realtà restandovi saldamente ancorati. Passionalità razionale.
“L’ebbrezza della perdita – E il mondo ci restituisce alla notte, alle autostrade di vetro, ai silenzi, ai volti che ci passano accanto. Ci restituisce, ogni volta, al nulla dell’illusione, come un incontro che si dissolve, nell’ebbrezza della perdita”. Lo scopo di Mariella non è infrangere la realtà in un muro contro muro, ma attraversarla nelle fenditure che nascondono la contraddittorietà di ogni essenza. “Muore un desiderio tra la fessura di due mani che si stringono.. muore in quello spazio senza tempo.. muore l’amore”. Morte non vista come fine, effrazione, ma come attimo esiziale della compiutezza di un uomo perennemente alla ricerca, perennemente distratto altrove. La fessura è l’attimo di abbrivio dal quale s’invola la vera comprensione, l’unione degli opposti nel loro distacco, che li rende finalmente visibili.
E Mariella s’invola davvero. “Mi porto negli occhi la polvere dei viaggi, il ricordo di quei volti che non ho conosciuto.. Mi porto negli occhi le storie infinite che i treni percorrono..” “Sono Simone Weil, ricordo di essere nata a Parigi, l’anno mi sfugge, in una famiglia che non cercava nulla.”, “Vivo nei non luoghi, nelle città disperse, nei tram, nelle metropolitane, nelle periferie”. Viene da pensare a Pasolini, che in India, mentre Moravia dormiva in albergo, frugava nei suburbi e nelle peste dei suoi odori. Notate come parimenti si fa vigore sociale, politico della contraddizione e della sua acquisizione: “Fuggirò per sempre, perché avrò il coraggio di essere ovunque, quando la luna sarà alta o quando il cielo si coprirà di nuvole. Mi rifugerò nelle chiese ortodosse, come le donne greche o russe bacerò instancabilmente scure icone di legno, mi confonderò nelle moschee ripetendo con fervore preghiere in cui non credo..”.
“Sarò adolescente, donna, bambino, uomo”
“Le strade buie, all’uscita della fabbrica, invitavano soltanto ad andare a casa, con l’ansia attenta di ricevere il calore di un amore, più che il calore di un pasto..” “Il materialismo delle fabbriche, nascosto nei fumi, si è rivoltato nel mio corpo. Il momento in cui Dio scese in terra, conquistandomi, resterà il solo segreto che mi porterò dentro.”. Perché, sia stato costretto a scendere.
Il non luogo delle donne che spesso gli uomini non vedono.
“L’uomo, nella sua forma più semplice e arresa (quando sogna), si pentirà di non aver mai conosciuto la musica profana del silenzio”.
“La donna e il non luogo” sarà evento rappresentazione il 20 gennaio 2012, presso l’Associazione “Angelus novus” di Bari, con i versi e monologhi di Mariella Soldo e Ilaria Iris Palomba affidati all’attrice Francesca Montanaro e alla chitarra di Pietro Verna, presentati da Marisa Arbore.
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Commento di Mariella Soldo | 17 Gennaio 2012
…questo sito respira dell’intera essenza femminile… grazie…
Mariella Soldo WebCommento di Maria Grazia Casagrande | 18 Gennaio 2012
quanta intensità Mariella!
Commento di Francesca Montanaro | 18 Gennaio 2012
…versi vibranti di emozioni! grazie Mariella, grazie Ilaria!!
Commento di Nicoletta Pioli | 19 Gennaio 2012
Ho letto tutto con attenzione. Ogni parola reclama una pausa e mi rimanda al volto di Mariella, uno scrigno di misteri e tesori. L’ebbrezza della perdita poi mi appartiene profondamente e tanto altro si risveglia dentro.
Nicoletta Pioli su FacebookCommento di Adrienne Jalbert | 10 Febbraio 2012
Beaucoup de vérités dans ses réflections
Adrienne Jalbert Web