Liuba Luce
Eros, Immagine e Sostanza
Liuba è una performer dell’Immagine, nel senso che disallinea i cardini dell’impostazione fotografica trasferendo al risultato visuale i termini di concettuale, di installazione, stilemi dell’Arte Contemporanea, trasformando in definitiva l’Immagine in Icona. E in questo si serve di scatti, o snaps, come lei li chiama, lanciati da una camera qualsiasi che quindi non ha più il compito di artefarre la realtà in forma sempre concettuale ma elaborata, bensì quella di ricevere dalla stessa gli impulsi che emana e che costituiscono l’aura, ovvero la parte mobile e cangiante della realtà, la sua stratosfera, che molti sono in uso definire la vera Sostanza. Snap significa letteralmente catturare, quasi pizzicare, ad esempio lo snapshoot è l’artificio che
consente di catturare un fotogramma da un video e trasformarlo in scatto, shoot, che mai avrà, anche nel migliore dei casi, la fisionomia di uno scatto fotografico vero e proprio, tanto che i puristi della fotografia riconoscono quando uno snap è stato trasformato in inquadratura fotografica, operazione simile al ricavo della stessa all’interno del fotogramma originale. Motivo per cui molti lasciano visibile l’orlo periferico imperfetto della foto, una volta rappresentato dai forellini di trascinamento della pellicola, per Liuba è la presenza quasi fissa in scena della macchina fotografica o di un artificio qualsiasi che dimostri che lei sta snappando il preciso momento di rifrangenza reale trasformandola in visione d’Arte.
Liuba dice: “Uso il mio corpo per parlare, e la fotocamera per scrivere”. Corpo in questo caso inteso non solo come forma esteriore, motivo della galleria qui presentata, ma nella sua accezione generale di ricettacolo di sensazioni, visive, interpretative, deduttive ossia di lettura, riportate poi come codex digitale, come un poeta può fare con una poesia, anche questa per i motivi citati in perenne mutazione, come uno scrittore con un saggio, un musicista con evocazioni sonore e così via. Se oggi assistiamo ad una fusione dei vari generi, dove l’uno attinge a piene mani nell’altro, quadri sonori, poesie visive, lo dobbiamo al metodo di carattere performativo di cui Liuba è autorevole interprete. In Liuba il metodo è visibile qualunque sia l’oggetto preso in esame, che siano nature morte o vive, styling o grafiche concettuali, forme o composizioni, dalle quali cerca continuamente di astrarre il desiderio, che poi è quello di capire, interpretare, proporre, vivere.
Nella serie di selfportrait di momenti del suo corpo affronta la divaricazione che c’è fra senso e sensazione, simbolo e acquisizione, confine sul quale si agita, a volte dilaniato, l’Eros.
Liuba dice: “Quando io comincio ad essere seminuda, arrivano ispirazione e libertà”. Gli snaps del suo corpo allo specchio fanno parte di un linguaggio oggi particolarmente in voga nel post-virtuale, ideologia da social-network, nella quale esiste un lavorio incessante sul proprio “profilo”, fatto sì di informazioni di base, serie e circoscritte, ma soprattutto di immagini, tese a rappresentare il presunto migliore di noi, il lato vincente, maggiormente rappresentativo, poco importa se riscontrabile nella realtà. E’ la moderna elargizione dell’esibizionismo, che si distingue da quella del suo progenitore per il fatto di mostrare sempre più spesso quello che non si ha, rispetto a ciò che realmente si possiede. E così l’esibizionismo erotico è divenuta una pallida acquiescenza a modelli e simboli acquisiti, per lo più malamente e goffamente interpretati, tanto da creare, inconsapevolmente, un anti-linguaggio, ironico, satirico, critico, performance a suo modo.
Liuba al contrario resuscita l’esibizionismo puro di cui l’Eros si nutre in modo vitale, dando rilievo alle forme e alla loro proiezione mentale, il desiderio, scatenato dal semplice io iconografico inflazionato, riempito di valori nuovi che sono il ricordo ancestrale della voglia, dell’attrazione, dell’enfasi stessa del desiderio, quello che monta ma non deborda nella voglia assoluta di possedere, deriva post-consumistica multimediale. E’ l’Eros di vita, che si nasconde in tutte le forme pure che oggi ancora sopravvivono, dal rituale sano del cibo, alla cultura onesta dell’immagine, basti pensare al nudo nella Fotografia e nell’Arte in genere, alla distinzione di Bellezza che il corpo femminile possiede per assunto, sempre se sgravato dalla ideologia della conquista, fino ad arrivare alla Sostanza dell’Eros, che è quella di appetito reso e mantenuto vivo per la perpetuazione della specie e sua conservazione, possibilmente non geneticamente modificata.
Tutto questo perché Liuba riesce a pizzicare quel che di indistinto la realtà lascia ancora aleggiare intorno a sé, e che costituisce, in qualsiasi ambito, la differenza fra consumo e Arte, fra il semplice vegetare nei simboli deteriorati e il vivere consapevole, meditativo che fa del fisico la prima forma spirituale.
Onore e merito a Liuba, Geisha del terzo millennio, sospesa fra origine e salvezza.
Pare che l’esordio della Geisha sia “Sono qui per quello che vuoi, quanto vuoi e per il tempo che vuoi”, come, per citare il filosofo Manlio Sgalambro, “..vascelli ormeggiati in rada, giunti da ogni dove, per soddisfare i tuoi desideri”.
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Commento di Mariella Soldo | 21 Gennaio 2012
…interessante la concettualità dell’attimo che sfuma, dei contorni che vibrano…
Mariella Soldo Web