Anna Di Scala
Anna Di Scala – La forma semplice della meraviglia
Il tratto di Anna Di Scala lascia incantati, per la semplicità delle forme, i colori tenui e delicati stesi con infinito amore, con le sfumature attenuate al loro limite perchè si fondano con l’intorno qualsiasi, e soprattutto risparmino all’occhio le asperità dei passaggi cromatici indistinti, talora inverecondi che mostra la pittura di maniera, raffigurativa. Dipende dal rapporto che si ha con il raffigurato e Anna comunica pace, ebbrezza di tranquillità, non soltanto verso la figura femminile, ma verso la forma in genere. Basta vedere i tratti del viso, le curve delicate che sanno raccordare il ciglio al mento, nella filosofia rappresentativa della Geisha.
Accostamenti con scuole pittoriche, singoli interpreti, tutti famosi, se ne possono fare a iosa, ma ogni singola citazione andrebbe ad inficiare lo stile perfettamente originale che Anna esprime. In testa le forme ampie, anche quando sono circoscritte ad un tratto somatico sottile, superfici libere che eliminano qualsiasi ostacolo nella lettura, che di semplice lettura mai si tratta, ma di estasi del linguaggio sospeso, realisticamente onirico, rappresentativo puro. Non a caso alcune figure, sia per la posa che per l’innato istinto interiore, richiamano il religioso stare delle icone, ma mentre queste restano nel significato ieratico del futuro plausibile, ma indiscutibile, le figure di Anna si librano verso l’umanità più pura e angelica, verso il tripudio di oggettività che la felicità di per sé possiede. Il canto leggiadro del Paradiso qui e ora.
La stilizzazione delle figure di cui Anna si serve parrebbe portarci verso una raffigurazione traslata di carattere simbolico, di per sé abbrivio verso l’astrattismo e il surrealismo, e invece questo rischio è scongiurato, l’esposizione si fa intimamente realista, non perché antropomorfa o fotografica, ma per la dolcezza con cui Anna riesce a fermare il tempo, in uno scatto fotografico impossibile, perché questo difficilmente riporta la cangievolezza degli umori, dei pensieri, quelli precedenti e seguenti, e quelli della storia del mondo. Una foto, spesso, congela anche il pensiero dinamico universale, un dipinto no, i colori si ravvivano ad ogni istante, in una reliquefazione del sangue del pensiero.
Quindi un realismo indotto, una squisita capacità di mischiare simboli e riferimenti, con l’unico scopo di esprimere il tempo e la sua gioia di appartenerci.