FemminArt Review

Arte e Femminilità

Argentina Verderame

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Argentina Verderame – Split gauzes

Impeto, assalto, sturm un drang nelle pennellate a tratti feroci di Argentina Verderame, insulti all’ignoranza schizzati sulla bacheca del mondo idiota, vergine aspirazione del caos primordiale, quello non mediato, che trova nel colore e nel suo amato oltraggio la risoluzione finale, il riscatto u/topico. Sono enfasi, alcune tele di Argentina, tripudi di una firma concessa a lascito sull’infinito muro bianco dei nostri giorni passati. A volte torna indietro, a soffocare l’ultimo ribelle spasimo di una vita a metà, quella che poteva concedersi benissimo all’armonia dei segni, che Argentina non nega, apparentemente rimescola con furore, in realtà distrae, distende nella pace dell’anima comunque fiera, altera sulle rovine dell’umanità.

Le opere di Argentina sono in perenne movimento, non contemplano il fissativo, anche quando soffrono dell’imbrigliamento di una catalogazione non smentiscono il loro carattere di performance, il qui e ora della meditazione cromatica, che è sangue mischiato a terra, erba, polline steso a mano, calpestato e poi improntato nel muro che cambia dimensione ma sempre richiede il medesimo schiaffo che zittisce. Nel carattere di performance risiede la prerogativa principale dell’opera di Argentina, lo shoot and forget, lo spara e dimentica bordate di colore insufflato, anziché polvere pirica smembrante.

Medesima performance è rinvenibile nelle sequenze fotografiche che lasciano l’artificio del mezzo per visualizzare l’incompiuto, la perenne verità nascosta dietro i mezzi veli. Il velo di per sé è cateratta dell’universo, lente graffiata, effrazione cosmica, talora adoperato per magnificare il celato, tipo l’Eros, ma sa a volte di edulcorazione della mancanza. Il velo di Argentina è aereo perché dinamico, quasi mistico, non tende a nascondere la realtà né a magnificarla, ma è l’ironico onirico di offrire a metà una realtà palesemente manifesta.

In ogni sua espressione Argentina ribadisce lo status di libellula informale, una Wendy dal piglio veloce e dallo scatto plastico, a volo ridente sulle misere sindromi di un Peter Pan che sapeva di mentire al mondo, ma l’ha fatto forse per contribuire alla leggerezza di ciò che un arcano un giorno decretò insostenibile.

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