FemminArt Review

Arte e Femminilità

Burger Queen

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Burger Queen – SI Soggetto Ignoto

Burger Queen si reca sulla scena del crimine , analizza con il luminol le singole pose, macchie, schizzi, pezzi, espressioni, ultime pose, movenze sgraziate dall’impatto. Da buona detective non si esprime, lascia aperte tutte le ipotesi, Suicide or Homicide, si limita ad analizzare le giunture, le lesioni, gli ultimi desideri, perché è da questi che si può dedurre se l’uomo aveva più o meno in animo di farla finita. Il sangue come inchiostro rosso, ematico pensiero, che in maniera compassata si teneva raccolto nella sua essenza, come avviene in tutti noi vivi, prima dell’esplosione, dei confini del pensiero slabbrati come argini che si mescolano alla campagna circostante.

Sono proprio gli schizzi d’inchiostro, più che le disarticolazioni, a dare l’idea esatta dello smembramento delle ipotesi, di quanto fossero giustificate, o campate in aria, di come venga facile in vita litigare, contrapporre, prevaricare, mentre ad atto compiuto non rimane che il rilievo. Suicide or Homicide.

Di fronte alla morte siamo come di fronte alla legge, tutti uguali. Il detective è come il giudice, cerca di risalire alle congetture di vita, ma non prende in esame il libero arbitrio, di nessuno, rimette insieme gli elementi, ma non le membra, non è suo compito, per cui ai fini dell’indagine una soluzione vale l’altra. E’ un omicidio, quasi sicuramente, lo si vede dalla mano posta come per attutire l’impatto, negarlo, ma non è forse un suicidio porsi nelle mani di chi compie l’omicidio? non sapevano forse i grandi rivoluzionari, Falcone Borsellino, che sarebbero stati fatti fuori? anzi, essi stessi si definivano cadaveri ambulanti, dead men walking. Suicide.

Burger Queen riesce a comporre con quattro pezzi di plastica e pochi oculatissimi schizzi di sangue tutto questo. Riesce a circoscrivere il segno del dramma umano senza far scorrere il nastro di plastica Crime Scene, riesce a colpire nel cuore e nella mente come la lapidaria frase di Battiato in Povera Patria: ma non vi fanno un po’ di compassione, quei corpi a terra senza più calore.

Riesce infine Burger Queen a riportare il tutto a performance visiva di elementi artistici implosi e poi ristesi in una forma leggibile, a conforto di tutti noi che nella trama dello psicodramma cerchiamo gli occhi belli della detective, il suo trucco sempre perfetto, la sua silhouette inappuntabile. Difatti, le immagini della sequenza rivolte al negativo sono accattivanti dal punto di vista dello stravolgimento cromatico e compositivo, ma sempre rosso rimane il colore di quegli schizzi informali ottimi per il cibacrhome di grandi dimensioni, superbe.

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