FemminArt Review

Arte e Femminilità

Carla Crosio

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Carla Crosio per AlfabetomorsoMonte di Pietà

La struttura polimorfa autorigenerante e autodegenerante della comunicazione produce un inquinamento oltre che strumentale e fisico, di concetto, una vasta concrezione magmatica di apparati che continuano a pesare ben oltre il loro riciclaggio, nei rari casi fortunati, o la loro distruzione. In realtà gli strumenti, segnatamente quelli informatici e telematici, non vanno mai in disuso, perché rivestiti al loro insorgere di un valore e un significato innovativo oltre misura da non riuscire ad essere mai considerati obsoleti. E così molto spesso conserviamo nelle nostre abitazioni strumenti ormai inadeguati per qualsiasi utilizzo da non avere alcun valore di mercato e al contempo essere lustrati come avanguardia del rimorso, come consegnati ad un monte di pietà che ci rende giusto il valore emotivo della loro indistruttibilità.

Carla Crosio impacchetta la futura memoria in forma di storaggio labile e rarefatto, in modo da evidenziare la sua inutilità visiva ricondotta perfino al suo momento di validità tecnologica. Ne risulta una pietosa ricomposizione delle spoglie di un passato che nasconde nella sua etimologia temporale la sua stessa contraddizione. Qualsiasi tecnologia che non regge il tempo diventa contraddittoria perché è essa stessa motivo del suo superamento, in base ad un concetto di avanzamento posticcio e strumentale. E’ noto che di taluni apparati viene predeterminata la durata, sempre più breve, per fomentare i cicli di consumo sempre più vorticosi giustificati dal ricatto morale della stessa sopravvivenza.

Quindi Carla affronta nel vivo l’indeterminazione della stessa comunicazione prima ancora che il soffocamento della tecnologia deperibile. Gli interventi di cementificazione di voragini che si aprono nei monitor, oltre che a rappresentare la pesantezza di scorie non smaltibili, richiama alla memoria tragica i tristi seppellimenti in sarcofaghi lugubri di degenerazioni nucleari cui manifestamente non si può porre rimedio. Così è per la comunicazione, una ammissione di fallimento nel non aver saputo prevedere la compromissione stessa di linguaggio insita in strumenti concepiti più per inganno sociale che per sostegno nell’acquisizione del cosiddetto benessere, in realtà decretato come autodistruzione.

Le lugubri teorie di pachidermi informatici, ridotti ormai a ferraglia, che Carla dispone come deportati della tecnologia perdente e capitolata, incutono una sorta di tenerezza postuma, reduce, come le barbe incolte di dittatori impenitenti annegati nei loro sguardi che vorrebbero suggerire pietà e cordoglio, quegli stessi sentimenti lacerati quando si spacciava per libertà l’eccidio delle coscienze. Si riscopre in tal modo una umanità appesa ai tralicci, alle matasse di fili scomposti come interiora, agli sguardi allucinati e strabici di monitor che ancora esalano residui di radiazioni catodiche, alla decomposizione di ardimentosi prezzi bomba incollati su vetri dalla purezza di Murano, che incantavano nel solo vederli spenti, quindi con l’unica ragione estetica che la mente sapesse rinvenire.

Uno stralcio di luce del pensiero nelle tenebre di un passato troppo spesso da archiviare. In fretta.

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Virtuality crisiS di Sergio Gabriele

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Carla Crosio Web

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