FemminArt Review

Arte e Femminilità

Caterina Bruno

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Caterina Bruno – Alfabeto diluito

L’opera di Caterina Bruno avvince perché prende in consegna gli annales composti in secoli di meditazione furibonda, applicazione certosina, fatica amanuense prima della rovinosa torsione di stampa, li immerge in un liquido, presumibilmente acqua, e lascia sbiadire o riemergere, come in uno sviluppo fotografico, le sequenze cifrate dello scibile.

Avvince perché la dislessia si dispone su un piano cromatico, un virato seppia che dona sacralità all’icona, al di là del contenuto, forse per ricordare al mondo la fatica, sprecata o meno sembra non essere essenziale. Nella ridda di contenuti che dagli albori della terra si sono accavallati disposti e predisposti, emerge innanzitutto il dato della sovrabbondanza di notizie rispetto alla reale scansione del progresso, medesimo effetto che attanaglia nel vedere la quantità di informazioni contenute in un quotidiano, rispetto alla capacità di leggerle tutte, da un lato e della finalità ultima dell’operazione, dall’altro.

Caterina pare riportarci alla memoria non proprio l’inutilità di tanto scrivere, quanto la diluizione cui è soggetta certa stampa, come se questa possa condurre ad una interpretazione subliminale, alla scoperta del vero messaggio, del punctum, per dirla alla Roland Barthes, come avviene per esempio usando succo di limone al posto dell’inchiostro, visibile quindi solo con opportuni artifici. Ma c’è anche chi ha usato il sangue, al posto dell’inchiostro, e certo non era nelle parole vergate il vero e autentico messaggio.

Caterina sovrappone all’idealità della trasmissione di Cultura, che lo scrivere ha sempre avuto come ambizione, quella delle macchie atone del pensiero, le gocce di vino cadute dalla libagione al non-pensiero, il riposo, la benedetta parola fine, segno che si è raggiunto un compromesso fra la stesura e la sua sofferta finalità. Dilatazioni in acquerello che fanno pensare alle nuvole che trasportano elettricità che muove il convoglio delle parole inutili.

Piccioni viaggiatori che hanno smarrito la rotta, e abbisognano di un deltaplano che li riconduca sulla retta via, o bombe in picchiata sulle Abbazie Benedettine, o i libri bruciati a mucchi nella faziosa esaltazione delle parti contrapposte. Ma qualcuno disse che chi brucia i libri prima o poi finirà per bruciare gli uomini. Caterina lenisce gli affanni delle ustioni, umetta la fronte del moribondo per scoprire la parola Amore, incisa sulla fronte perché il cuore non abbia di meno.

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