FemminArt Review

Arte e Femminilità

Grazia Castiglione

grazia-castiglione_sch.jpg

Grazia Castiglione – Omaggio al magenta

Il magenta è un colore che non fa parte dello spettro ottico, cioè non è rifrazione di luce di un’unica lunghezza d’onda, ma di più componenti. In più trae il nome dalla città di Magenta e dall’omonima Battaglia. Grazia Castiglione rifrange in egual misura da diverse componenti, da quella figurativa, erede prossima del disegno, con figure esili di mannequin che, seppur abbozzate, sanno restituire l’espressione mobile di un pensiero poggiato su una sedia, a quella informale, di striature e volute, con il colore però ben saldo ad un concetto di ricognizione visiva senza incertezze. Ma poi un tubetto di colore compresso tra le forme recalcitranti, sprizza l’enfasi astratta, gioisce nel tripudio dell’abbandono del limite e stile, centrifugando il cromos.

Si tratta di Omaggi, appunto, come quello a Monet e al suo impressionismo, che però già porta visibile il segno di una rivisitazione tanto intensa da deviare verso le prerogative specifiche della pittura di Grazia. Queste si possono ravvisare maggiormente negli scenari suburbani, che colgono una summa fra la traslitterazione degli elementi, la loro scomposizione e riassemblaggio in un brivido da pop-art, e l’anima, che pencola fra simboli e ricordi, in un afflato niente affatto distruttivo. Semmai è una rilettura attraverso il prisma degli intendimenti remoti, e infatti riaffiorano talvolta figure dell’atelier dimenticato, tratti fluttuanti di qualche disegno, antichi cenni del rapporto con la forma, mischiati a codici a barre, stilizzazioni primarie di case e palazzi che non hanno un’epoca né possono avere un’era.

Con questa entropia raffigurata, Grazia è come se volesse restituire un ordine all’universo decomposto. E’ la differenza che passa fra l’anamorfismo emo e l’ottimismo disgregante. Alla fine dà pace, come l’icona chiamata in questa scheda. Impossibile non scorgere il fiammeggiante rogo, la storia, di passioni e pentimenti, sopraffazioni e rivolte, ma infine la sua pace sta nell’amabile controllo della propria forma, dell’abito, riflessi nello specchio della soddisfazione di sé. E di chi mira. E il trionfo nelle spalle e nei capelli di acconciatura scarmigliata sanno di vertice assoluto del respiro di bellezza, mostrato, donato.

Meritano menzione i fiori riciclati, fondi in pet che, badate bene, non sovrappongono simboli a simboli, ma si limitano ad estrapolare la forma che inconsciamente e incoscientemente contengono in nuce. Come se lo scardinamento che ha prodotto i petali, lasciasse libero perfino l’odore, che emana da una tragedia che resterà nell’ambiente per i prossimi mille anni.

Nessun commento »

Non c’è ancora nessun commento.

Lascia un commento

Bad Behavior has blocked 79 access attempts in the last 7 days.

Chiudi
Invia e-mail