FemminArt Review

Arte e Femminilità

Isabel Marin

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Isabel Marin – Murs

Sono più che mura pensate, inquadrate, raffigurate, sono sovrapposizioni, interposizioni, fratture del colore nel momento stesso in cui incontra la barriera dell’idealità infranta, e poi si stende, si spalma, si impronta, ricostruisce l’icona attonita del muro quando fu eretto, gli improvvisi segni del tempo, le manipolazioni future. Sono mura reintonacate per essere poi discrostate e interpolate con i segni di ciò che avrebbero dovuto nascondere o lasciar solo intravedere. Sono antimura, la negazione prospettica di ciò che lasciano soltanto presagire, sono mura del pianto, di Berlino, di Gerico.

Una volta risolto l’impatto, Isabel si concede alla teosofia del suo colore, ampie e placide superfici, pulizia dello spazio, tinte non invasive, anzi tenui plastiche ricondotte che lasciano per un attimo dimenticare l’assioma dell’impossibilità, invitando a poggiare la mano sulla parte tattile del muro, quello che sostiene, quello che non crolla, quello che non impedisce. E’ placido percorrere anche gli spazi angusti, confortati da cromatico silenzio steso come un velo di ricordi. E’ necessario rompere ad un tratto la teoria dei fondali graffiando le parti, introducendo gli impietosi segni dell’incuria, della devastazione, della muffa dei secoli, dell’abiura della verginità del fango, per ricordare che sempre di mura si tratta, conflitti architettonici pensati, contrapposti, diversi dalla via delle renne e dal loro naturale incedere del tempo.

Isabel si trasferisce quindi nelle mura negate, riedificando pazientemente non solo la disonestà del tempo, ma anche il successivo ricordarlo ai viventi, compito che si sono sobbarcati sia i graffiti che i murales. Ecco, le mura di Isabel si fanno murales graffitati, immagini del sogno e del suo dileggio, della parete e del suo corredo d’urlo, tanto da apparire a volte come istantanee del suburbio della città del sole.

Pace dei significati senza dimenticare che contro un muro fucilano insieme le speranze e un uomo, questo per impedire che le pallottole vaganti paradossalmente creino altri danni. Isabel interviene a coprire il sangue con il sangue, perché rifletta a specchio l’incoscienza di un uomo spalle al muro che ha di fronte.

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