FemminArt Review

Arte e Femminilità

Liliana Bianco

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Liliana Bianco – Tensioni distese

Il materico, che è dire l’astratto, è un terreno minato sia per l’azione che per la fruizione. Spalmare colore in abbondanti strati sovrapposti, lasciando ben visibile il segno casuale della spatola o del pennello, autorizza sì alla libidine del colore, ma anche a quella dei significati. Che si tratti di reiterazioni di confusioni naturali o artefatti scenari dell’impossibile, l’astratto va lasciato ai concreti, e il materico a chi di colore e forma s’è cibato all’inverosimile.

Liliana Bianco ha un tocco magico nello scomporre la forma e ricomporre la sua materia. Si lascia andare all’ebbrezza della pennellata distratta, quella di cui ne resta più sul camice che sulla tela, segmentando il flatus vocis dell’ispirazione originaria, svergolando le dimensioni stesse del colore, consentendoci quindi il bagno cromatico ideale, quello che non deve appigliarsi ad alcun significato speculare.

Nel “Giovane suonatore di chitarra”, nome di fantasia parafrasando un Picasso del 1907, Liliana consentendomi, icona di questa scheda, c’è la summa del pensiero misto dell’autrice, quel distendere le tensioni che inevitabilmente crea l’astrazione, che per assunto si realizza indipendentemente da qualsiasi significato. Nel nostro invece, le rifrangenze plastiche del polimorfismo, ovvero delle forme traslate, deontologicamente ambigue, riescono qua e là a partorire, è proprio il caso di dire, il cuore magmatico pulsante dell’azione. Il dorso della chitarra, ad esempio, calcato e ricalcato da chissà quale colore fonte fino a rendergli la giustizia della carne viva, oppure il solare tripudio della buca, nella quale si nasconde la luccicanza antropomorfa di un guru. E che dire dei tratteggi confusi nel fondo, ieratiche reminiscenze legate al fantasma della tristezza sempre in agguato quando la bellezza viaggia a briglie sciolte.

Risultato: il Suonatore di Liliana suona, un’armonia del fuoco celeste, quello di Picasso, sempre a titolo di esempio, beh, ci vuole un orecchio ben allenato. Ciascuno ha la sua timbrica, quella di Liliana, donna, è prospetticamente ottimista, gaudiosa nella scomposizione, e non decomposizione, nausea dell’astrattismo, salda al timone nella tempesta che genera, sempre, il tubetto di colore strizzato.

E’ una gioia per l’occhio, una pace dei sensi nel turbine carnale, un vitale spirito di mescolanza reciproca.

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