FemminArt Review

Arte e Femminilità

Martha Nieuwenhuijs per Alfabetomorso

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Martha Nieuwenhuijs per AlfabetomorsoLa donna connessa

La donna connessa di Martha è un angelo calatosi dalle sfere per sperimentare il narrato della strabiliante emozione della comunicazione che va stabilita invece che vissuta e praticata. La tecnologia del virtuale appare come fili sottili che descrivono l’estrema delicatezza non tanto delle architetture delle sinapsi quanto del tenerle in piedi, come piatti cinesi aggrappati ad una rotazione che vorrebbe essere significante, esplicativa e che invece molto spesso è solo onda sonora di spostamenti microcellulari della materia.

L’angelo si dispone come il virtuale impone, con abiti all’uopo, rilassato, sdraiato come si trattasse di un riposo e non di una applicazione vigile, visto che l’attenzione è ormai vissuta come un sacrificio. Rimugina fra le motivazioni e predilige la noia, la voragine affettiva di essersi preparati per una festa che non c’è, allestiti per sguardi evanescenti pensati nella loro apparenza e non reale presenza. Va alla ricerca delle placide fratture indispensabili a cercare in una rete, fondamentalmente elettrica, una ricomposizione, riduzione, tanto fatua quanto determinante, assoluta come la risposta di un oracolo. Una deduzione, come mai si è capaci di rinvenire nella realtà, volutamente sottovalutata.

Le scale, significato di conquista, vengono poste in stand-by, congelate, come ibernati sono i simboli dello spazio, perché nessuno immagini, come nessuno immagina nel virtuale, che gli oggetti intorno all’interlocutore siano statici, bloccati, normali invece che girandole di emozioni inarrestabili, graficamente ineccepibili, che le parole digitate hanno il compito di suggerire, indurre, materializzare in un onirico di stampo eccezionale, unico, magico. Sempre.

Persino l’uccello-ideologia, archetipo di Martha per stabilire il limite fra soggezione e assunto, resa e redenzione, si riduce a spettatore discreto, filosofia del pensiero finalmente debole, esautorato dal bla bla delle contrazioni estatiche da che in ke, e contratto nella mistica della gabbia, aperta, la sola in grado di esprimere la libertà negata che trova on-line la sua consacrazione.

L’angelo scettico ci trova gusto, pur mantenendo le distanze, e dissolve nell’abito corto, come Martha stessa ammette, la tentazione di arrestare il sistema, perché è nell’evocazione stessa del virtuale, come assioma, omologazione, bocchetta d’ossigeno, che risiede la necessità dell’essere umano a dare rigore di senso ad ogni momento della sua vita e non solo alla passerella delle idee che inciampano come modelle emotive, ma questo la cam non mostra.

Il vero limite del virtuale non sta nell’illusione telematica di realtà, orrore di puristi a corto di argomenti, quanto nello scindersi fra on e off-line, negando persino a se stessi l’autorevolezza dello spettatore critico che non si distrae.

E invece ci si dimentica, come fa lo splendore della donna angelica connessa, che crede di non essere vista, celata anche al controllo celeste, e che invece Martha ci mostra, svelandoci, come il re nudo, la sua realistica eccitazione procurata dal suo stare, mostrandoci l’inerzia delegata di un corpo vivo, tradotta in bit per il pasto collettivo, e invece pronta a chiudere i conti con un gesto secco a quaderno, tipico dei computer portatili.

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Alfabetomorso 2011 - June 25th

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