FemminArt Review

Arte e Femminilità

Miriam Bendìa

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Miriam Bendìa – Kitsuke (lezioni sull’Arte della Geisha)

Nello specchio deformante del moderno post-capitalismo avanzato, la Geisha viene equiparata a comparsa postribolare, prostituta, secondo un’accezione migrante, comunque una donna che offre prestazioni a pagamento per lo più di carattere sessuale. Non è la sola, nel contesto prima descritto, ma ciò è riscontrabile anche nel mondo del lavoro, dell’Arte, della famiglia e di tutte le diramazioni psico sociali che vogliono la donna come merce di scambio, ideogramma del baratto.

La figura della Geisha affonda le sue radici nell’antichità comunque di un ambito squisitamente al maschile, sorretto da un codice sostanzialmente guerresco, e chi conosce davvero la guerra sa, che questa non può ridursi al solo conflitto di genere, maschile femminile, ma è una distorsione che fa parte del genere umano, incarnata nella sua indole.

La Geisha quindi come riposo del samurai, obbligata fra l’altro ad essere Casta, nel senso di nobile lignaggio, cioè a rispettare un codice alternativo ma comunque circoscritto. Ciò non ha inficiato la sua Arte, o quantomeno non le ha impedito di trasformare in Arte non la prestazione in sè, ma l’idea che il proprio corpo possa essere ridotto a strumento di soddisfazione, coercizione, mercificazione. Un po’ come è avvenuto, nella nostra società arcaica, con il matriarcato, ovvero donne “soggette”, ma che in molte occasioni la facevano da “padrone”.

La Geisha è acculturata oltre misura, sa di lettere e filosofia, di Arte e musica, sa suonare il kyoto, sa comporre versi, tenere conversazioni e chiaramente è edotta in arti amatorie, ma quest’ultima è solo una distorsione nella nostra mente malata di occidentali. La Geisha non fa sesso, compone melodie fisiche trascendentali, soprattutto ossequia diligentemente l’indirizzo dell’interlocutore, senza ridursi al rango di portalettere, che non le appartiene, né quello di volgare concubina.

L’Arte della Geisha è la diplomazia, ovvero la grande capacità di sanare dissidi senza smentire la propria identità, anzi esaltandola non seguendo un codice di contrapposizione, di guerra, che lasciamo al samurai, ma di amore, di sacrificio, perché se c’è una cosa che ogni donna insegna è la capacità del sacrificio estremo, e deve trasmetterla proprio a coloro che si illudono di comprare un essere umano.

La Geisha è il sogno, che Yasunari Kawabata ci fa vivere nel suo incantevole “Il paese delle nevi”, è l’aspirazione vergine, è la pace dei sensi e del senso, è la metempsicosi di un futuro ormai compromesso.

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