FemminArt Review

Arte e Femminilità

Alessia Campostrini

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Alessia Campostrini – La pubertà restituita

Alessia Campostrini si muove in un territorio di mezzo fra il miglior glamour, fatto di pose interrogative sulla loro effettiva riuscita mediatica, e il concept che utilizza la fotografia come mezzo e non fine, per svelare gli attimi del percorso vita che soffrono degli inceppamenti di status, stand-by esistenziali che chiedono quanto meno di essere considerati.

Giovanissima lei stessa, predilige modelle di pari età da cogliere in attimi iconografici, con shocking da make up, ma poi sempre più meditativi, quasi a voler scomporre la mannequin in una serie di interiori rifrangenze che lasciano a pensare, e aprono le porte al dolore, al disagio di una resa dei conti. Questo uno due costituisce l’innovazione, l’originalità di un linguaggio che si muove in un ambito severo, fustigato dalle iperboli di immagine e da quanto queste proprio non riescano ad abbandonare, neanche per un attimo, il soggetto donna, quasi si trattasse di un limone spremibile all’infinito.

Uno due che porta Alessia a dare vita e pensiero a forme abusate, localizzandole in una fase della vita che ancora non permette amari rendiconti, ma una presentazione senza scrupoli sì. E’ una pubertà restituita a chi ancora non sa di averla mollata, evitata, trascurata, elusa, trasformando l’educazione e il messaggio in un abitino firmato e un paio di tacchi alti così che possa sembrare, non importa se anzitempo, una vera donna.

Alessia rispedisce al mittente il pacco, dando luce allo sguardo delle protagoniste, animando in loro la domanda basita del perché si ritrovano immerse nell’acqua come un giocattolo funzionante ma non più richiesto, oppure in una natura, sempre considerata, che si chiede della funzionalità del nuovo dressing, cosa che non fa un rullo di carta riflettente la luce sapientemente attenuata dello spot.

Alessia, che ha assorbito la fotografia attraverso l’Istituto Europeo di Design, è già avvezza alle osmosi di stili e significati, alla logica del recupero, riuso di stilemi compromessi, attenzione a tutti i segnali, nessuno escluso, requisiti che sono oggi alla base della nuova comunicazione, quella che blandisce i settarismi e le contrapposizioni, e si nutre di ricomposizione logica degli alfabeti maltrattati.

 

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