Ana Castaneda Cano
Ana Castaneda Cano – Resorte de l’alma
Fotografia di frontiera quella della peruviana Castaneda Cano, quasi un obbligo per il Sud America, abituato a fare dell’immagine una proiezione di libertà. Nei suoi scatti di periferia, nei suoi “Perros”, cani andalusi, ma anche negli interiors, casalinghi spaccati di strada, od anche nello stadio visto come corale rappresentazione popolare, Ana esprime l’immediato dinamismo della gente, colto nel suo attimo sorpreso, nell’umanissimo andare, e non nella posa struggente e lacrimevole tanto cara ai realisti della periferia. Il dolore, il dolore del vivere, è questo che emerge con schiettezza, anche quando si tratta di festa, allegria, di giovani nottambuli fusi con i graffiti metropolitani, in notti edulcorate dai colori artefatti, plasmati.
Ecco, nella manipolazione dell’immagine, nel distacco dal rigido formalismo realista, Ana compie un’operazione di maquillage senza alterare minimamente l’impatto dell’originale relativismo fotografico, rendendo sempre ben visibile la frontiera da non dimenticare. Ciò risalta oltremodo nei suoi autoritratti nei quali, per quante manomissioni possano essere concesse alla grafica visuale, resta puro il concetto di macchina rivolta verso se stessa.
Ugualmente nelle foto di Moda. Mai settore fu più votato all’artificio, all’oculata composizione, al gioco di spot, al patinato sovente ritoccato, seppur ad Arte. Per Ana si tratta dell’ennesima occasione per stravolgere impietosamente i significati, attualizzarli, riconvertirli in una accezione post-moderna, più inclini al linguaggio parlato delle nuove generazioni, senza far dimenticare l’origine, il senso traverso che spesso nasconde la realtà mostrata, confezionata.
Uno scatto dell’anima, resorte de l’alma, teso verso l’essere e non l’apparire, il rappresentare e non il sembrare, gioiosamente tecnico e non meccanico.