Cristina Basaglia
Cristina Basaglia – Rifrangenza fissa
La prima cosa che colpisce nella fotografia di Cristina Basaglia è lo shining, la luccicanza dei frames infiniti all’interno del singolo fotogramma. La scomposizione dell’attimo iconografico nelle sue forme di conoscenza diffuse. E’ il tratto onirico dell’istantanea, visto e rivisto nelle sue meditazioni precedenti e seguenti, magnificato dal bianco e nero della vera trasduzione fotografica.
Ciò porterebbe a credere che Cristina abbia una predilezione verso l’ignoto rappresentato, verso la traslazione di ciò che Roland Barthes chiama “punctum” fotografico in una serie di rifrangenze mnemoniche. E invece quando ci conduce per mano nel reportage classico, nella composizione fotografica canonica, fatta di pensiero artistico, di architettura dell’immagine, di composizione ideale, ci dissuade, ci fa lasciare il visionario per immergerci nella calata autentica della fotografia. Fatta di slides ad libitum ciascuna delle quali è un quadro, una sospensione, una storia.
Ma stiano calmi i nostalgici dell’effusione, del cataplasma virato, anche nelle rappresentazioni più stilistiche l’icona sfugge, sfocando i contorni in un ritorno alla cronaca epifanica, alla reiterazione semantica lasciandoci a godere della liberazione dai significati, nella placida sorpresa della rifrangenza fissa.