Daniela Bozzetto
Daniela Bozzetto – Infrastruttura molecolare
Daniela Bozzetto è avvinta dalla materia al punto di segmentarne le introiezioni quasi si trattasse di una ricerca fine in grado di mostrarne non già la microarticolazione, ma, paradossalmente, la visione del suo insieme, la sua estrapolazione partendo da un tassello non oltre identificato. Non si ha infatti la necessità di mecciare il frammento con il suo contiguo, ma di carpirne il valore rappresentativo rispetto ad un collettivo, ad un globale, concetti oggi sempre più difficili da circostanziare.
E’ un silenzioso percorso, quello di Daniela, fra i sensi unici, le direzioni obbligate dell’esistere, che ci vincolano ad una visione parziale allo scopo di negarci il flusso, la dinamica, la vera concatenazione che fa della vita un progetto e non una teoria infinita delle emergenze, vere o presunte finisce per non avere alcuna importanza. Viene stigmatizzata, ad esempio, e sempre per paradosso, l’ossessione pubblicitaria dell’odierna società multimediale, quel rincorrere il perfezionismo della goccia di latte che cade nella tazza per distrarre, sviare da quello che è il reale concetto nutrizionale dell’elemento, il suo valore etico. Daniela contrappone viceversa il perfezionismo della naturalità della molecola, la sua sinergia autocostituente, la reiterazione del modello unico, monocellulare, che genera la materia, non la sua icona, ma la sua trasformazione secondo il dettato fisico della termodinamica.
Ne scaturisce una forma di pax sociale, contenutistica, che ci mette al riparo dagli ogm dell’informazione strumentale, quella politica, nell’accezione peggiore del termine, che mostra come un successo ciò che nella natura avviene sua sponte. Ma non si esaurisce in questo speculum l’arte ancestrale di Daniela.
Spazia viceversa nella chiarificazione dell’immagine allo scopo di contenerne l’immaginario, il sogno, quello che di per sé avvince ma oggi svia e confonde. Una sorta di onirico realizzato, senza bisogno di orpelli edulcorazione e stile, ma semplicemente mostrando ciò che la materia effettivamente svolge mentre noi siamo impegnati a descriverne il paradigma.
Non a caso alcune figurazioni ci conducono verso scenari fantascientifici, di viaggi interstellari che sappiano distaccarci dal contingente, dall’immanente e le sue prerogative ormai disattese nella stragrande maggioranza. Una lucida visione dell’uomo perfetto, quello che sa separare i sentimenti dalla ragione allo scopo di migliorare la stirpe umana e il suo mandato. E questo anche quando la materia ispezionata è labile e deteriorata, come traspare dalla serie Soap, per rimarcare che il concetto di degenerazione è stato istituito dall’uomo, anche se la scienza ci ha provato a indicare che nulla si crea e nulla si distrugge.
E’ la poesia delle cose a sé, quella di Daniela, un panegirico della disattenzione funzionale, del vivere la felicità anziché tentare vanamente di costruirla, assiomi dell’approccio speculativo, meditativo e filosofico che fin dagli albori ha scomposto la materia per non averne più tema, come dimostra Democrito che identificava la realtà come un’insieme di particelle, di atomi, a-tomos, indivisibile ulteriormente, che si aggregano a loro autentica discrezione.
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