Sabrina Caramanico
Sabrina Caramanico – Imprendibili refusi
Nello splatter delle manipolazioni accade che la realtà confusa travalichi la sua sostanza, la sua negazione e persino la sua ricostituzione, per assumere sembianze inedite, senza ripercorrere a ritroso alcun discorso né indicare alcuna percezione se non quella dell’ansimo, del palpito di quel momento, con il suo carico di angoscia, riflessione rimembranza che non vorrà più ripetersi. Refusi, sfuggiti di mano, che mediano la realtà invisibile attribuendole un graffio qualsiasi che resta ingombrante quando ci si sveglia, convinti che si era palesata soltanto una nostra devianza mnemonica.
Incubo, inconsistenza delle correlazioni, flash da dimenticare opportunamente ricordando. Infatti, gli scatti di Sabrina riportano alla fotografia di set cinematografico, quelle circoscrizioni che non servono solo come icona rappresentativa, film track, ma, vero scopo di questa particolare branca della fotografia, a suggerire, indicare, a volte in modo determinante, la stessa esposizione filmata. Alcuni scenari di natura inquietante nella nebbia, o semplici fari che ricordano la sosta fra i lupi di Shining o la perfetta normalità angosciante di Blairwitch Project, acquisiscono la motilità dello stesso fotogramma reiterato in scena, sulla cui durata possiamo a piacere interagire in una infinita sovrapposizione di incipit e finali con un delete dei numerosi frames ritenuti poco incisivi, anche se perfettamente uguali a tutti gli altri.
La dominante cianografica può richiamare al thrilling, con sequenze che sfiorano l’horror, ma lo scatto rimane fotografico, autoportante, instillando l’unica chiave di lettura che la fotografia impone, l’istantanea, click per click, anche quando sono logicamente correlati fra di loro. Ciò mette definitivamente fuori gioco l’accostamento con la cinematografia, liberandoci dall’imposizione di dover assistere, ma solo percepire, quello che la paura effettivamente comunica e che non è il terrore, ma il placido sussurro a considerare tutti i particolari, e non solo quelli funzionali allo svolgersi qualsiasi di un accadimento.
In tal modo l’atmosfera terrifica sa trasformarsi, ad esempio, in un caldo ricovero dei pensieri e delle emozioni, senza tema di colpi di scena, come pure l’onirico, a volte per noi così carico di oscure premonizioni, può lasciare il posto a corroboranti intese con il nostro lato percettivo adimensionale, che per tanti è l’unico foriero delle illuminate istanze. Il vero dreamer non distingue l’incubo dal sogno, appaiati come sono nell’enorme e sempiterno lato oscuro della luna.
Sabrina istiga, rimuove, scompone e ricalcifica gli strati sommersi del nostro iceberg rem, vere e proprie polluzioni notturne sgravate dalla necessità di dare un senso, un seguito un segno, ma solo acquisite come il mistero di un linguaggio altro che ci appartiene nonostante l’opposizione ferma della razionalità. Una stasi senziente dei bisbigli indecifrabili della nostra anima.
………………………