FemminArt Review

Arte e Femminilità

Veronique Schmit

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Veronique Schmit – L’onirico pensato

Le opere di Veronique Schmit sono delle separazioni, intercapedini, limiti, confini, veli di cipolla, per dirla alla Castaneda e la sua scuola di sciamanesimo, sottilissime palpebre che si aprono fra realtà e sogno, si sfogliano come petali di un fiore, tratteggiano le ere come isobare concentriche, cerchi che rivelano l’età dell’albero nella mente dell’uomo, il solo posto dove abbia un senso.

Veronique ci verifica le diottrie dell’anima alternando alla nostra iride lenti graffiate, tratti di memoria abrasa, illuminazioni cadute, frantumate e ricomposte alla meglio, come spoglie della coscienza, per farci capire che ancora devono essere inventati gli occhiali che sappiano mostrarci questa realtà, e lo scempio che ne è stato fatto.

Veronique parte da lontano, dall’antro leggendario dei miti, elfi, folletti, circuitismi ovulari che spiegano il big bang quasi come un rito magico, inteso non come iattura, ma come atto propiziatorio per l’acquisizione del mistero dell’universo. Quel mistero poi ignorato e infranto, causando la rottura delle lenti, e la confusione degli stessi effratti. Veronique li ricompone, pazientemente, non sono più le ieratiche figure delle saghe nordiche, ma viraggi seppia del collage della miseria, macchie residue di fissaggio scaduto che hanno leso il dagherrotipo della storia.

Eppure, in questo oltraggio del pensiero pensato, Veronique non solo lascia intatto il sogno, l’ancestralità del mistero che è chiave di sé, bensì lo magnifica, creando un nuovo codice di proiezione onirica, una sorta di nostalgia del futuro, che più che agevolare una ricostruzione, stimola e favorisce la forma nuova. Il futuro è donna, che come araba fenice sorge dalle sue stesse ceneri e che, nonostante l’olocausto, ancora indica una via, quella dell’amore, pace, benessere olistico. Ci fa dimenticare, Veronique, ci perdona quasi, carezzandoci con fiori di loto, per ricordare all’infinito quanto è stato stupido l’uomo, a calpestare l’ignoto.

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