FemminArt Review

Arte e Femminilità

Stefania Salvai

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Stefania Salvai – Musicalità e verso

Stefania Salvai non si limita ad una interpretazione mediata dallo spartito e neanche si perde nel luogo comune della personalizzazione eccessiva dello stile, quella tendenza dell’esecutore a liberare l’ossequio al dettato attraverso una distanza lieve dal tracciato, una tenue abiura dalle concezioni dell’autore più che dalla sua composizione. Anzi, Stefania è ligia alla misura in maniera stilisticamente indipendente, non leziosa né cattedratica, appunto per fugare ogni dubbio di intromissione e agevolare l’ascolto medio, sempre bisognoso di un tramite onesto e corretto verso una materia mai compresa a pieno nella sua corposità storica, qual è la musica classica e in generale la musica d’autore.

Stefania agisce nella motilità d’animo per trasmettere, oltre che le intenzioni armoniche dell’autore, la bellezza delle sue motivazioni cosmiche, la magia che per mezzo dell’attimo creativo originale e della sua successiva proposta, più che esecuzione, aggiunge tasselli nella ricerca musicale che ciascuno di noi compie, sia nella fruizione che nell’artefatto. Ruoli questi ultimi in genere anteposti, ma che nell’universo di Stefania concorrono in pari grado alla costituzione di un’armonia del vivere, prima ancora che di settore per addetti.

L’afflato sonoro di Stefania consiste appunto nella modestia sensitiva con la quale apprende il brano, visto che ogni esecuzione ha bisogno di una identità localizzata, distribuita fra una miriade di elementi che vanno dal pubblico al contesto fisico, alla concentrazione dinamica subita e finalmente disposta in una architettura riconoscibile.

Tale sperimentalismo topico, posto cioè in larga misura nell’immanente reale che deve legarsi a doppio filo con la cifra musicale ogni volta differente seppur la stessa, testimonia in Stefania la capacità ad affrontare anche contesti più futuribili, concettuali più nell’impostazione che nella forma, perché si giovano del metodo comune di una prefazione e di un accompagnamento delicato nell’approccio, sensibile nel rispetto, quasi si trattasse, nel declamare una poesia altrui, di riscrivere il verso nel pensiero, nel suo librarsi come momento assoluto, non già come intonazione personale e dissolutoria.

Queste prerogative impediscono a Stefania di collocarsi fra gli autori, sebbene dotata di capacità e necessario archivio, perché esplica la sua potenzialità compositiva nel legare fra loro gli elementi, quasi si trattasse di una reale orchestra, e spargere con la sua figura defilata ma disponibile, aspersa, le note d’armonia di cui abbisogna qualsiasi accadimento, anche un semplice sguardo, che sappia dirsi armonioso in modo vitale, essenziale, cordiale.

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