Anna Lauria
Anna Lauria – Le beatitudini sconfitte
Ci sono molti modi, in poesia, per esprimere il dileggio, la discomprensione, l’alterazione del ritmo naturale delle cose, il futuro compromesso, l’ansia di vivere che sembra a volte figlia dell’universo e che invece ne è eiezione virale. Anzi, questo se vogliamo è l’unico modo, oggi, di fare poesia seria, cosciente, militante, quello di non ammantare la realtà di una patina di perbenismo contemplativo, ma urlare, contro la maledizione di essere uomini.
Anna Lauria non elude questo significato, ma lo mescola ad un rigore panico di assuefazione alla natura. “Sono un tutt’uno con l’odissea della natura, con l’eclisse, l’alta e la bassa marea”. Il grido si disperde nella sinfonia del maestrale, nel roboante rimbrotto degli elementi, che ama, perché sa che vanno amati, sempre. E “amare non è sottrarre all’altro spazio e suoni. E’ amplificare ciò che già possiede”. Amplificare. Anna nel suo verso amplifica la voce costante, presente della natura, intesa anche come natura umana, che l’uomo è vero ha ignorato, sistematicamente, ma che sta lì a ricordare che l’uomo è anche coscienza, del suo errore.
“Cancellatemi dagli elenchi telefonici, da registri di memoria, foto antiche e future.. ho diritto di assenza”. La coscienza di aver sbagliato è appannaggio soprattutto degli onesti, dei poeti, e Anna se ne appropria come cuspide sacrificale proprio esaltando fino all’ultimo respiro l’enfasi di gioia del mantice naturale. “La mia poesia nasce ai margini del cuore, all’improvviso prepotente come il filo d’erba che buca l’asfalto”. Quel filo d’erba su cui è “Sdraiata.., sospesa a pelo d’acqua.. e l’azzurro mi guarda”.
E’ facile cantare l’armonia e la bellezza che anima il nostro sogno interrotto, celandone, appunto, l’interruzione. La magia di Anna sta nel tener vivo, stampato sull’iride, ad ogni passo l’incedere dell’amore e dell’equilibrio, pace e armonia che ancora ci circondano, passando lieve, al contempo, l’abluzione dello strazio, che ugualmente deve restare impresso, come la nostra ultima immagine in vita. “Premo, premo per scolpire le parole perché non svaniscano.. graffia, mina, e gridalo ai quattro venti.. che sono stata il bottino della bestia..”
Quello che resta infisso nel cuore, di Anna, è proprio il suo soffuso dire l’amara verità imprescindibile senza che ci perdiamo nell’inconcludente nichilismo che uccide il verso. “Forse l’inganno universale è crederci unici, mentre sappiamo di essere ripetibili, come scatole cinesi.”
E’ tranquilla, Anna, serena nell’allietarci con scintille di sguardi il canovaccio triste della storia. E ci rende sereni nell’assistere al miracolo imperituro della vita, perché “Nulla muta, il bianco delle cose…”