Eva Czerkl
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Eva Czerkl – Canto per Olympia – Satyricon eroticus (finale)
Tratto da “La battaglia delle Gonadi” il “Canto per Olympia” di Eva Czerkl si inserisce nel filone del teatro greco della Satira, quindi dallo schema libero, assumendo al contempo la struttura della Tragedia, ovvero un Prologo cui segue il Parodo (entrata in scena del Coro), gli Episodi intervallati dagli Stasimi, intermezzi in cui il Coro commenta la scena, per terminare con l’Esodo o Epilogo. Una commistione di stili, si direbbe, se non fosse per l’oggetto trattato, ossia il vituperato Eros che come una malefatta di paese è ormai sulla bocca di tutti, e quando questo accade, in un paese, viene snaturata la vera valenza informativa, educativa, artistica, della notizia.
L’Eros è alla frutta, ne sono concordi esimi indagatori delle evoluzioni socio-psicologiche dell’umanità, ridotto ormai ad un affastellato di simboli corrosi, confuso con il sesso e la pornocrazia con facilità estrema, utilizzato in performance artistiche sul modello delle copertine dei settimanali, ossia come strillo dall’effetto matematico, come dimostra la pubblicità che imperterrita continua a cavare pepite dall’inesauribile miniera delle pulsioni cosiddette erotiche. E così eroticart, eromalia, erozero, erotika, erotomania, come se sentimenti puri del corpo e della mente potessero mai sfociare in patologia, eppure è così.
Eva ricapitola, tira le fila del verso erotico compromesso sfruttando, è vero, la satira, che di per sé sminuisce sempre la portata dell’oggetto, come partners che si mettono a ridere su erotiche posizioni ardite, ma lo fa fornendo all’impianto poetico l’autorevolezza del mito, in questo caso la tragedia greca. Questa non è da intendersi necessariamente nel termine giunto a noi di evento luttuoso e nefasto, ma di articolazione di significati contrapposti che animino la scena in forma innanzitutto leggibile, subito dopo didascalica e meditativa, vero significato dell’Esodo, uscita, soprattutto del pubblico, riflettendo su quanto visto e udito.
Olympia è una matrona, l’autentica personificazione dell’eros custodito, quello vero, “ciò che si rivela due volte si vela” dice il Coro, non a caso, di quelle donne che non hanno bisogno di mostrare, bensì accogliere, indicare, dando quindi ad Eros il significato di condivisione di ciò di cui la natura ha dotato in pari misura i sessi, e non intentare, come oggi è regola, una disputa sanguinosa sui rispettivi oltraggi di confine, “la battaglia delle Gonadi”, appunto, la guerra dei mille secoli fra ovociti e spermatozoi, per la supremazia.
Olympia dice a un certo punto “La diversità è questione di note, in me separa ciò che in altri unisce..”, summa satirica tragica del vero agone erotico, nel quale distinguere e capire le reciproche tendenze e aspettative, i rispettivi modi di funzionare e non assemblare tout court inseguendo uno stilema di coppia che, al pari di eros, è al dressage.
Il resto è pirotecnica di stile, metafore e trans-litterazioni che alludono alla scomposizione della scena in cui gli attori finiscono per leggere anche il fonico fra parentesi o l’intestatario della battuta. Ne risulta un pamphlet gustosissimo che ci fa legare soprattutto al Coro, questo uomo-donna qualunque che sembra non interessarsi di nulla ma poi dice la cosa giusta al momento giusto, come un oracolo ieratico, vero alter-ego del tragediografo, oltre al deus-ex-machina. Perché è fra le pieghe della realtà usuale che va cercata l’eccezionalità del vivere, sinonimo di eros, e riscoprire l’identità stessa del piacere con l’essere in contatto, comunque, con un altro essere umano, irrorato delle stesse pulsioni e voglie di composizioni.
Si preferisce viceversa costruire un teatrino che valga per tutti e dietro le quinte, dove non ci vede nessuno, trasgredire il sogno e riesumare un proibito conflittuale che dia fiato alle trombe di Eros, usanza medioevale ma destinata, forse, a durare per sempre.
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Canto per Olympia di Eva Czerkl - Tratto da “La Battaglia delle Gonadi“
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Commento di Eva Czerkl | 28 Maggio 2011
splendido!