FemminArt Review

Arte e Femminilità

Ilaria Leopizzi

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Ilaria Leopizzi – L’Estetica del Bello

Definire Ilaria Leopizzi una modella è estremamente riduttivo, come il suo voler esprimere la forma del corpo femminile, anche se sotto quest’aspetto non si ravvisano particolari dubbi. La sua è una espressione dell’Estetica in generale, del Bello e dell’Arte nella fattispecie, intesa come accordo armonioso fra Forma e Contenuto.

L’Estetica, da un punto di vista filosofico, si è sempre dibattuta, oltre che nella definizione specifica di Forma e Contenuto, in quella più spinosa di Soggettivo e Oggettivo. Ovvero se la Forma possa essere separata dal Contenuto, essendo quest’ultimo legato a doppio filo alla Soggettività, cui in seguito è stata aggiunta la connotazione di Sociale. In altri termini, l’insieme degli aspetti sociali può determinare una alterazione della soggettività della Forma? E in questo caso, quale diventa la definizione assoluta di Bello, o di Arte?

Tali quesiti, che lasciamo ai filosofi, hanno portato ad esempio Platone a definire l’Arte come non propriamente educativa dal punto di vista sociale, perché eccita le passioni e inoltre in quanto la rappresentazione del Bello è sempre, ahimè, parziale. Nel caso di Ilaria possono essere vere entrambe, soprattutto nel fatto che la sua bellezza è sicuramente maggiore, come donna, rispetto alla sua iconizzazione anche da parte del fotografo più valente.

Ma la definizione filosofica che più calza ad Ilaria è quella di Adorno: nell’armonia realizzata sul piano artistico, non si può trascendere dalla contraddittorietà dell’elemento Soggettivo, Sociale, e il risultato sarà tanto più congruo quanto più saprà raccordare le istanze di utopia di felicità e bellezza con quelle di “protesta” sociale. L’eccessiva idealizzazione del corpo da parte delle teen agers, ad esempio, o la smodata utopia di felicità di modello da parte del maschio, non sono elementi di protesta, ma di sudditanza.

Il glamour delle top-model è sicuramente distante dai concetti di Arte e Bellezza. Nel caso di Ilaria c’è indubbiamente qualcosa di diverso, un dialogo sereno con la propria forma e sostanza, il modo di presentarle che assomiglia più a una danza, classica, il modo di farle vivere a chi ammira, non nel senso acido di irraggiungibilità, tanto al femminile quanto al maschile, ma di armonia appagante e appagata.

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